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21 febbraio 2018

Libertà sessuale: quello che NON volevamo.


Parto da due dati e una riflessione semiseria.

I dati
  • Una donna su due prova il Sex Blues che non è il frustino dell’ultimo grido ma quella sensazione di tristezza che ti assale dopo l’orgasmo.
  • Sempre più donne soffrono di dispaurenia, lo so, nome terribile che sta ad indicare il dolore durante il rapporto sessuale.

 

La riflessione semiseria

Personalmente, non conosco donna single che non sia disperata di essere tale. Ad ogni serata scruta il papabile favorito mentre lui è al buffet ignaro dell’asteroide che lo colpirà a breve; lei cerca disperatamente quel principe azzurro rimasto incastrato chissà dove, magari in un’altra vagina. Incastrato nel vero senso della parola perché, una volta che l’ha acchiappato, chi lo molla più? Non conosco quarantenne che non si informi su come congelare gli ovuli e, una volta appreso di quanto sia costoso, comincia ad elaborare le strategie più diaboliche per essere “impollinata”. Di fronte a questo sconfortante scenario, mi siedo sulla cupola di San Pietro, nella mia dimensione onirica, e mi chiedo: «Ma non volevamo il sesso libero?», incrocio le gambe e continuo: «Vuoi vedere che abbiamo fatto un casino, lottato per fare sesso dove, quando e soprattutto con chi ci pare ma alla fine vogliamo sempre e solo un uomo che ci ami e dei figli da amare?». Sospiro: «Una famiglia. Proprio come le nostre nonne».

 

Libertà sessuale e cioccolata

Detto questo, cerco di essere seria per due righe: la libertà sessuale era una cosa (e non l’unica) che non avevamo. È giusto avere lottato per ottenerla ed io mi commuovo ogni volta di fronte a quelle donne grazie alle quali oggi posso sentirmi libera. Ma una volta ottenuta, devi sapere come usarla la libertà. È come quando da bambina non ti facevano mangiare la cioccolata e la scopri d’improvviso: ha quel sapore che ti manda in estesi, quel retrogusto folle… ne mangi tantissima, troppa, tanto da non riuscire a distinguerne più il sapore. E quando l’hai finita non sei felice ma provi nausea e un senso di insoddisfazione. Ecco, la libertà sessuale è come 10 chili di cioccolata.

Libere e disinibite?

Per avallare la mia tesi mi incontro con Terry Bruno, stimata psicoterapeuta e sessuologa e lei, con mio enorme sollievo, mi conferma: «Per le donne, sentirsi paritarie nel campo sessuale è importante e così tendono a distaccarsi dall’emotività, facendo venir meno quella sensazione meravigliosa del fare l’amore». Fin qui, niente di grave, in fondo, come diceva Woody Allen “L’amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande”. Il problema è un altro: il sesso tout court probabilmente non ci interessa. Secondo uno studio dell’Istituto di Sessuologia Clinica, nel rapporto Friends with Benefits (Amici che fanno sesso) l’81.1% degli uomini ritiene che si possa mantenere intatta l’amicizia dopo aver avuto rapporti sessuali, mentre le donne preferirebbero associare il sesso a una stabilità e all’esclusività. Insomma, iniziamo delle relazioni sentendoci fighe, disinibite, inebriate da quella libertà del sesso senza impegno ma poi arriviamo alla voglia di qualcosa di più stabile, di una relazione, di un sentimento.

 

Libertà sessuale baby

Ma perché? Mi chiedo mentre affondo il cucchiaino nel cappuccino di soia. «Ci sono tante ipotesi» dice Terry ma ancora non è stata individuata una causa certa. Probabilmente è un mix di fattori culturali, genetici, ancestrali». È sull’ancestrale che mi soffermo mentre torno a casa.  Giungo alla conclusione che la libertà sessuale sia troppo giovane rispetto alla storia millenaria dell’uomo, anzi della donna. In fondo, cosa è mezzo secolo rispetto a duemila anni? Dobbiamo ancora assimilarla, elaborarla, metabolizzarla; e così, ci ritroviamo sedute su qualcosa che non sappiamo gestire, tra le nostre mille indecisioni. Ma non disperiamo: «Negli ultimi tempi stiamo assistendo a un cambiamento da parte degli uomini» mi ha detto la sessuologa, «anche loro stanno provando più piacere a fare sesso con sentimento piuttosto che fine a sé stesso».

Benvenuti nel club miei cari…

Sabina Cuccaro

 

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