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21 aprile 2018

FRANCESCA MICHIELIN Dal 12 gennaio il nuovo album 2640 Dal 17 marzo un tour nei club di tutta Italia


Si intitola 2640 il nuovo album tutto di inediti di Francesca Michielin, disponibile da venerdì 12 gennaio su etichetta Sony Music. Anticipato dal primo singolo Vulcano, certificato platino, e dal secondo Io non abito al mare, questo nuovo lavoro contiene 13 brani, un racconto in musica della crescita di Francesca, delle sue esperienze e della sua visione del mondo.

2640 ruota attorno al logo Δ∇Δ che è composto da tre triangoli colorati che rappresentano i tre simboli/temi del disco, Il primo è un Vulcano rosso, come le parole più crude da comunicare. Il secondo è un Mare, blu e caotico, da imparare a ascoltare. E il terzo è una Montagna, alta, dove si arriva sulla cima solo per provare a immaginare.

Polistrumentista e autrice di testi e musiche, Francesca firma undici brani su tredici, che si dividono, infatti, tra vulcanici, marini e “montani”, elementi associati a un’intenzione, rispettivamente comunicare, ascoltare, immaginare.

L’album si apre appunto con Comunicare, manifesto programmatico che valorizza lo scambio, l’incontro. Sulla stessa linea prosegue Bolivia, che si spinge lontano rimanendo vicino, per dare voce a problematiche che sembrano distanti ma toccano la nostra quotidianità più di quanto pensiamo. Noleggiami ancora un film parla di un tempo passato da contemplare, è un elogio alla lentezza e a tutti quegli elementi presenti nei momenti familiari che rischiano sempre più di svuotarsi.

Io non abito al mare è il primo brano che vede Francesca collaborare con Calcutta, che con lei firma anche La serie B, titolo ispirato alla retrocessione del Vicenza come metafora di una grande delusione d’amore e Tapioca, traccia con alcuni inserti in lingua ghanese campionati da Cosmo, un brano di ringraziamento e pieno di gioia che racconta pezzi di vita importanti. Calcutta e Dario Faini firmano invece Tropicale, che grazie a sonorità innovative catapulta chi ascolta su una spiaggia in festa di fronte al mare più silenzioso.

E se c’era… è la sesta traccia e porta la firma di Tommaso Paradiso (insieme a Dario Faini): un testo di incoraggiamento a guardare avanti lasciandosi alle spalle tutto ciò che ci impedisce di farlo.

Scusa se non ho gli occhi azzurri e Vulcano sono le immagini speculari l’uno dell’altro. Se Vulcano infatti esprime la fase della rabbia e della voglia di ripartire con energia, Scusa se non ho gli occhi azzurri è quella immediatamente successiva ad un cuore che si spezza, ovvero la fase in cui ci si prende tutte le responsabilità e le colpe. Due galassie invece, è un brano che parla di una storia giovane in cui le due persone coinvolte non crescono di pari passo.

Unico brano in inglese, Lava è il più “violento” e vulcanico del disco sia per il testo, sia per la scelta di impiegare suoni “di pancia”, dinamiche tribali ed effetti acidi.

Tredicesima e ultima traccia del disco è Alonso, che parla del pilota di Formula 1 sia direttamente, sia prendendo il suo percorso come metafora di alcuni momenti difficili della vita.

 

Nel 2018 Francesca inizierà anche una nuova importante avventura live nei principali club di tutta Italia. Dopo l’anteprima di Parma il 16 marzo, il tour prodotto e distribuito da Live Nation partirà da Milano il 17 marzo, e toccherà poi Torino, Brescia, Bologna, Trento, Roncade (TV), Catania, Perugia, Maglie (LE), Modugno (BA), Roma, Napoli e Firenze.

I biglietti per le date sono in vendita su Ticketmaster.it, Ticketone.it e tutti i punti vendita autorizzati.

 

Ufficio stampa Goigest

 

 

https://www.facebook.com/francescacheeks

https://www.instagram.com/francesca_michielin

 

LA TRACKLIST

 

COMUNICARE (Michielin)

BOLIVIA (Michielin)

NOLEGGIAMI ANCORA UN FILM (Michielin, Faini)

IO NON ABITO AL MARE (Michielin, Calcutta)

TROPICALE (Calcutta, Faini)

E SE C’ERA…. (Paradiso, Faini)

SCUSA SE NON HO GLI OCCHI AZZURRI (Michielin)

VULCANO (Michielin, Faini)

DUE GALASSIE (Michielin)

LA SERIE B (Michielin, Calcutta)

TAPIOCA (Michielin, Cosmo, Calcutta)

LAVA (Michielin, Faini)

ALONSO (Michielin)

 

BRANO PER BRANO

di Francesca Michielin

  1. Comunicare

Sì comunicare, altro che viaggiare è lo slogan principale. E’ il manifesto, una sorta di biografia musicale compressa che anticipa un album che spazia geograficamente, culturalmente, pure gastronomicamente, ma non vuole perdere il focus su quanto è più importante: il riuscire a comunicare al di là dei confini e saper incontrare, che non è un semplice prendere uno zaino e partire alla scoperta di nuovi luoghi. Il brano ha influenze anni ’90 ed è incentrato su un beat di batteria costante a cui si aggiungono nuovi strumenti analogici.

 

  1. Bolivia

È l’umanità che fa la differenza.

Si tratta di un brano politico ma anche sentimentale, un attacco a chi con perbenismo e superficialità affronta situazioni molto complesse e pensa di poter cambiare il mondo semplicemente rifiutando tutto il proprio presente. La scelta di intitolarlo Bolivia è dovuto al fatto che si tratta di uno dei paesi più in difficoltà dell’America del Sud, di cui si sente parlare poco, quando invece è a stretto contatto con la nostra quotidianità. Le sonorità camminano su un terreno dark e tropicale, esplodendo nel ritornello, ricco di elementi elettronici.

  1. Noleggiami ancora un film

La casa diventa più grande, si svuota dei Blur…è un omaggio, sia sul profilo testuale che su quello della produzione, agli anni ’90. C’è un amore struggente per tutto ciò che faceva da base ai riti domenicali della mia famiglia, fatti di Formula 1, persone riunite davanti alla tv, audiolibri, diapositive. La malinconia è più dolce e forte proprio perché non ho potuto condividere completamente i momenti in cui questi oggetti/usi sono stati parte della quotidianità. In studio ho appositamente suonato strumenti tipici di quest’epoca, come l’M1, o strumenti ideati con la stessa nostalgia per l’analogico, come i Critter&Guitari.

  1. Io non abito al mare

Queste cose vorrei dirtele sopra la techno.

Questo brano esalta la difficoltà di comunicare e probabilmente è una delle canzoni d’amore più coraggiose che abbia scritto, perché pur nell’incomprensione generale e in un mondo di relazioni forzatamente passionali, c’è voglia di abbracciarsi, di non avere paura di mostrare pura tenerezza. Ho cercato di ricreare la sensazione di un’immersione marina in profondità, con pad e synth molto scuri e “oceanici”.

  1. Tropicale

Sembra carnevale e io un coriandolo nel mare.

In Tropicale c’è un contrasto costante tra spiaggia e mare, dove la spiaggia è il ritrovo di una festa caotica e rumorosa, e il mare è un luogo dove si vuole evadere perché non ci si sente adatti ad affrontare una serie di situazioni. La produzione è un equilibrio esplosivo tra ritmiche tropical, suoni urban e archi più classici, che rappresentano anche stilisticamente i contrasti sentimentali del brano.

  1. E se c’era….

Esiste un mondo che ho creato, che nessuno può vedere, si trova qui nella mia testa, tra la gola ed il futuro.

E Se c’era…. è una ballad più minimal e classica, che può prestarsi a diverse interpretazioni, come suggeriscono i 4 puntini. C’è una chiave di lettura più sentimentale, e una chiave più intima e personale, che si riferisce a quel mondo costruito nella nostra testa, fatto di ricordi, emozioni lontane,

sentimenti mai spenti, elementi dell’adolescenza o comunque del passato, che dobbiamo imparare a lasciare andare per ritornare a vivere davvero.

  1. Scusa se non ho gli occhi azzurri

Il bene che ti voglio è così grande che neanche lo riesci a capire.

Questo pezzo procede ammettendo tutte quelle qualità convenzionali che a volte mancano e c’è un po’ il sentirsi nerd e la voglia di giustificarsi per questo, ma anche un amore forte che va oltre tutti i dettagli che l’altra persona non riesce ad assorbire. L’esperienza a Los Angeles è stata fondamentale per la realizzazione di questo pezzo, che vuole essere asciutto ma potente.

  1. Vulcano

Come il volume che si alza e contiene il mare.

E’ una vera e propria esplosione: il racconto personale di oggi e di ciò che ho vissuto attraverso vertigini e paure ma anche voglie e passioni.  Un up-tempo magmatico, viscerale e caldo, e insieme elettrico e urban. La cellula “V presente dall’esordio continua come elemento ritmico costante e struttuale.

  1. Due Galassie

Ti ho letto dentro a un libro della scuola elementare che adesso non saprei nemmeno più come imparare

È una canzone piena di dettagli quotidiani e d’immagini a me care e simboliche (lo specchio, di “riflessi di me”). Due galassie è un brano che parla di crescita, o meglio, di una storia giovane in cui le due persone coinvolte non crescono di pari passo, si perdono, viaggiano su due piani diversi, non si sanno stupire. L’arrangiamento è minimal techno, tornano gli anni ’90 ed è anche presente il suono campionato della carta di una caramella.

  1. La Serie B

La terraferma è sempre un’isola lontana dove non so trovare te.

Questo brano è ispirato ad una grande delusione d’amore, una di quelle che ti lasciano l’amaro in bocca, un po’ come fu per me la retrocessione del Vicenza in Serie B. Nel testo ho spaziato su altri piani e giochi di parole legati a situazioni di “recupero” che esprimono la sensazione di aver fallito insieme alla voglia di scappare, pur consapevoli che in ogni luogo non ci si ritroverà più e si rimarrà persi per molto tempo. La veste del brano è volutamente classica, per contrastare l’ispirazione calcistica, espressa anche con una rivisitazione dei tipici cori da stadio, sovrapposti come coda ai ritornelli.

  1. Tapioca

Dire grazie ogni tanto, d’altro canto, non si può evitare.

Brano ispirato e basato su un canto liturgico popolare ghanese, conosciuto proprio all’interno della comunità ghanese con cui ho condiviso tante domeniche, a base di musica e pranzi di riso, involtini e tapioca.

Campionando inizialmente con Cosmo una mia amica, Esther, abbiamo poi sviluppato con Calcutta un testo di ringraziamento, una specie di cantico urbano, dove viene ringraziato tutto, dal basso verso l’alto, anche la mia città, per gli incontri che mi ha fatto fare ma soprattutto per quello che non mi ha saputo dare, perché l’ho potuto immaginare.

  1. Lava

Il testo parla di un episodio di amore molto complesso e rabbioso, in cui la donna è un oggetto, è il divertimento dell’uomo, e viene anche ferita sia verbalmente, sia fisicamente. Il testo è ispirato a Tahiti di Bat For Lashes, dove però la protagonista sembra essere completamente soggiogata dalla comunità e dalla figura maschile. Qui invece c’è ribellione, desiderio di ritrovarsi, o meglio, c’è voglia di trasformare il malessere in energia potente e comunicativa. I suoni rievocano un vulcano intento ad esplodere, c’è visceralità, c’è senso di ribollire interno, reso soprattutto dalla componente drum&bass.

 

  1. Alonso

La colpa non sono gli altri se stiamo male, siamo noi che (…) non ci lasciamo amare.

Ispirata a Fernando Alonso e ad alcune vicissitudini che ha vissuto negli ultimi anni, è una ballad pianistica scarna ed essenziale che parla dei sacrifici dei genitori per i figli, sacrifici spesso dati per scontati. È anche una riflessione su quanto le nostre capacità e il nostro talento spesso possano essere compromessi proprio da noi stessi e dalle nostre scelte.

 

CREDITI

Prodotto e realizzato da Michele “Canova” Iorfida

PreProduzione a cura di Pat “MyBestFault” Simonini, Michele “Canova” Iorfida, Christian Rigano.

Arrangiamenti a cura di Michele “Canova” Iorfida, Pat “MyBestFault” Simonini, Cosmo su “Tapioca”, Mattia Barro “Splendore” su “Comunicare”

Hanno suonato:

Alex Alessandroni JR, tastiere e sintetizzatori

Francesca Michielin, pianoforte, tastiere, sintetizzatori, Critter and Guitari, produzione vocale

Pat “MyBestFault” Simonini, programmazione, programmazione ritmica

Michele “Canova” Iorfida, tastiere, sintetizzatori, programmazione ritmica.

Tim Pierce, chitarre acustiche ed elettriche

Esther Oduro ha prestato la sua voce per il campionamento in “Tapioca”

Mixato da Pino “Pinaxa” Pischetola presso il Pinaxa studio, Milano, da Pat “MyBestFault” Simonini presso il Kaneepa studio, Milano, da Michele “Canova” Iorfida presso il Kaneepa studio, North Hollywood CA

Masterizzato da Antonio Baglio presso il Miami Mastering studio, Miami, FL

Marta Donà per Latarma Management, Carlo Lenotti per Comunicarlo e Uffico Stampa Goigest

Foto: Letizia Ragno @ WM management

Styling: Rebecca Baglini

Progetto grafico: Corrado Grilli

Illustrazioni: Anna Lanaro

 

LE DATE

 

16 Marzo                           Parma                                 Campus Industry          Anteprima

17 Marzo                            Milano                                Fabrique

23 Marzo                           Torino                                 Concordia

24 Marzo                           Brescia                               Gran Teatro Morato

25 Marzo                           Bologna                            Estragon

27 Marzo                           Trento                                Audiorium S. Chiara

28 Marzo                           Roncade (TV) New Age

31 Marzo                            Catania                              Land La Nuova Dogana

5 Aprile                              Perugia                              After Life

7 Aprile                               Maglie (LE)                      Industrie Musicali

8 Aprile                              Modugno (BA)              New Demodè

12 Aprile                            Roma                  Teatro Quirinetta

14 Aprile                            Napoli                Hart

15 Aprile                            Firenze               Viper Theatre

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