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11 dicembre 2017

FILIPPO DE PISIS IL MISTERO DEL SILENZIO di Giuseppe De Rosa


Il marchesino Luigi Filippo Tibertelli nasce a Ferrara nel maggio del 1896. Sceglierà tuttavia lo pseudonimo di Filippo De Pisis per firmare tutti i suoi quadri e scrivere uno dei capitoli più importanti dell’arte italiana nella prima metà del Novecento. Attratto dagli studi umanistici, compie un percorso scolastico regolare fino alla laurea in Lettere, sebbene – sin dalla giovinezza – fosse afflitto da disturbi nervosi che lo assilleranno ciclicamente per tutta la vita fino agli ultimi anni trascorsi in solitudine nella clinica psichiatrica di Villa Fiorita a Brugherio, dove morirà il 2 aprile 1956.

Tra il 1915 e il 1917 conosce a Ferrara Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e Carlo Carrà, instaurando con loro un sodalizio artistico dal quale vedrà nascere i primi capolavori di quella pittura metafisica che resta, ancora oggi, la più straordinaria invenzione dell’arte italiana del ‘900. Dopo aver pubblicato due volumi di prose e poesie, nel 1920 si trasferisce a Roma iniziando a dedicarsi sistematicamente alla pittura mentre è alla continua ricerca di nuove forme espressive, di valori plastici che meglio possano esprimere la sua personalità sensibilissima e tendenzialmente malinconica.

Fortemente colpito dai quadri metafisici del suo amico De Chirico, scopre la possibilità di rappresentare la realtà in modo nuovo… una realtà sospesa fra il mistero dell’invisibile e l’angoscia dell’abbandono. Comprende allora che la solitudine e la fragilità caratterizzano la vita di ciascun uomo, destinato com’è ad un’esistenza illusoria, all’ineluttabile brevità del suo percorso terreno.

Dal 1925 risiede a Parigi dove si fermerà per quattordici anni fino all’inizio della seconda guerra mondiale, studiando con ammirazione i grandi pittori dell’Ottocento francese mentre va conquistando la padronanza di nuove scelte stilistiche, con le quali elaborerà la sua personalissima interpretazione della realtà. Gli anni trascorsi nella capitale francese hanno certamente influenzato De Pisis nel prediligere, per i suoi quadri, una trama impressionistica del racconto figurativo, ovvero la profonda esigenza dell’artista di trasfigurare, proiettare sull’opera d’arte l’emozione, il trasalimento…la suggestiva impressione provata anche per un banale dettaglio come una conchiglia abbandonata sulla spiaggia, un frutto o un vaso di fiori dai petali avvizziti.

Tornato in Italia intensifica la sua produzione, ma nei suoi tanti disegni e dipinti l’artista non vuole mostrarci la bellezza classica, tradizionale dalle proporzioni armoniose: gli interessa la poesia dei poveri oggetti di uso quotidiano oppure la banalità di un’anonima strada in cui le figure umane s’intravedono appena, lievemente accennate in una sfuggente incorporeità. Con pennellate rapidissime, quasi calligrafiche, Filippo De Pisis tratteggia la visione di un mondo che sembra dissolversi in macchie evanescenti di colore, dove tutto viene colto nella tristezza della sua caducità e sembra quasi svanire in una luce diafana ed irreale. Ogni cosa è un’apparenza sfuggente…non c’è nulla della realtà di stabile, assoluto che possa essere rappresentato con definitiva certezza. Tutto si modifica e decade: non solo il fiore reciso in un vaso, ma il nudo maschile di un ragazzo o il giovane volto di un marinaio sembrano preludere al disfacimento cui andranno incontro nel corso del tempo. Persino il paesaggio, le vedute di grandi città come Roma, Parigi, Milano, Venezia sembrano vibrare, tremolanti d’incertezza e di ribellione contro il passare dei secoli che le modificherà impietosamente senza risparmiare la decadenza ineluttabile del loro fascino e della loro bellezza architettonica.

La realtà dipinta da De Pisis vuole rappresentare la drammatica essenza della vita in cui il tempo se ne va, modificando senza tregua le cose piccole e grandi. Una vita così fragile, così breve da lasciarci senza risposte nel tentativo di comprenderne il senso.

Resta solo la malinconia e il mistero del silenzio.

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Una Risposta “FILIPPO DE PISIS IL MISTERO DEL SILENZIO di Giuseppe De Rosa”

  1. Adriana
    30 novembre 2017 a 17:57

    Articolo molto bello che fa comprendere ed apprezzare i dipinti di De Pisis.
    Complimenti Professore.
    Adriana

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