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17 ottobre 2017

Ferdinandeide una produzione Luna e Vulcani


da venerdì 13 ottobre a domenica 14 andrà in scena allo ZTN Ferdinandeide, uno spettacolo di Emilio Massa, tratto dall’opera di Annibale Ruccello, Ferdinando.
 

Odi, desideri, vendette bramosie sessuali si consumano all’interno di un palazzo settecentesco tra quattro personaggi tenuti in “ostaggio”dal proprio desiderio di vedere soddisfatti i loro più reconditi piaceri. Ferdinando è uno dei testi più importanti della drammaturgia napoletana degli anni ’80 ad opera di Annibale Ruccello, sfortunato autore morto prematuramente. La storia narra di una Baronessa bornonica, Clotilde, dispotica e prepotente servita da Gesualdina, cugina povera che svolte il duolo di infermiera/cameriera. I giorni passano tra recite di rosari, pasticche e visite di Don Catello amante segreto di Gesualdina, povero e meschino, fino a quando non irrompe nella vita di tutti il giovane e bello Ferdinando che creerà intrecci, invidie e tradimenti all’interno del palazzo.

La Compagnia Luca e Vulcani ha cercato di evidenziare nella regia le caratteristiche intrinseche dei singoli personaggi. Clotilde baronessa decaduta, rappresenta il punto di rottura tra i Borboni uscenti ed i Savoia. Il suo attaccamento alla lingua madre, trionfo della napoletanità mai volgare ed a tratti sensuale, mai morbosa, amalgama di ironia, passione, aggressività, violenza e struggimento anche fisico. Non a caso l’unico a parlare italiano è proprio il “traditore” Ferdinando, l’intruso giovane che con l’inganno porterà scompiglio nel vecchio palazzo e che ritornerà a parlare napoletano proprio quando questo inganno verrà svelato. La figura ambigua di Don Catellino è stata resa rappresentativa di un mondo, la Chiesa, di quel tempo ma anche attuale, per la capacità di cogliere la confusione, l’amoralità, la disillusione e l’opportunismo di una fase storica di passaggio. Tale falsa moralità fa capolino in Gesualdina, simbolo di un bigottismo dietro cui si nascondono peccaminosi desideri di evasione e ribellione. Oggi come allora, sembrano l’egoismo e il cinismo le categorie vincenti, utili a sopravvivere quando ogni morale, ogni valore, va a farsi benedire.

 
Con: Maria Pacilio, Claudia Coraggio, Emilio Massa e Antonio Quartucci
NOTE DI REGIA:
 
“La storia è questa. Mi chiamano per interpretare un don catello tra le tante messe in scena di Ferdinando nella stagione 2016 che commemorano la scomparsa del grande Ruccello. Accetto con piacere anche perchè il ruolo era stato di Annibale che ho avuto il piacere di conoscere e di incontrare spesso perchè frequentatore con il maestro Gennaro Vitiello di quello storico movimento che chiamarono “Nuova Drammaturgia Napoletana” di cui facevano parte illustri autori come Moscato, Simonelli, Neiwiller, Taiuti, Ranieri,Santanelli e lo stesso Ruccello. Dopo questo prezioso riferimento storico ritorniamo al dunque. Accetto il ruolo ma dopo il debutto lo spettacolo per vari motivi si ferma all’unica replica fatta a portici. Io e i colleghi delusi e amareggiati decidiamo di metterci assieme e riprendere il lavoro senza produzione e solo con la passione e la volontà che ci spinge a fare questo lavoro (?). Decidono di affidare a me la regia (perchè il più anziano del gruppo -secondo una visione arcaica sarei il più esperto). ma le smanie di una classica messinscena mi stanno strette. Mi sembra di ricalcare voci, stili e regie gia viste tante volte e tutte di mirabile grandezza. Allora mi lascio provocare da una fulminea idea. Perchè non farlo diventare un esercizio di stile per quattro attori che interpretano tutti i personaggi di questo straordinario dramma? È il gioco delle parti di tutti e di nessuno, una semplice ma articolata prova d’attore che rimanda loro stessi, attori e personaggi, alla solitudine che il tempo e il teatro li ha relegati facendoli sentire il “tutto di niente ed il niente di tutto”. Il resto lo scoprirete guardando perchè a mio avviso il teatro comunica ma non si spiega.”
 
COMUNICAZIONE:
 
Monica Iacobucci

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