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18 agosto 2017

Domenico Livigni: Nino Taranto, l’arte nata con la paglietta.


 


 

Nino Taranto nacque a Napoli il 28 agosto del 1907, a Forcella in vico Scassacocchi. Fin da bambino, nella sartoria di famiglia,  fu evidente la sua forte passione per la canzone napoletana e le sue prime esibizioni, come lo stesso Taranto dichiarò in un’intervista per “Il Mattino Illustrato” del 14 febbraio 1981, avvennero in matrimoni e feste private:

“Nella sartoria cantavano tutti, anche mia madre e mio nonno. Il concertino della sartoria era diventato molto popolare, ero invitato alle soirée, ai battesimi, agli sposalizi, alle feste di laurea, ai compleanni. C’erano anche alcuni cantanti che venivano al laboratorio del nonno a provare le canzoni di maggior successo in quegli anni. Mio nonno era anche lui pazzo per il canto, ma era pazzo soprattutto per me, per questo nipote che lo divertiva tanto, e chissà che destino di successi già sognava per me. Mi cucì allora un piccolo frac che mi faceva indossare mettendomi poi in piedi sul bancone dove venivano preparati gli abiti dei clienti. Qui, tra il divertimento generale, cantavo felice come un fringuello qualsiasi canzone avessi ascoltato.  Avevo una vocina intonata ed una figurina magra e slanciata, piccolino, grandi occhi neri, cantavo sorridendo”.

Quindi, crebbe tra musica e canzoni e quando arrivò il momento di andare a scuola, il piccolo Taranto non amava trascorrere il suo tempo tra un libro di storia o di geografia e così all’età di dieci anni smise di andarci. Gli stessi professori scontenti, erano convinti che fosse stato meglio lasciar perdere gli studi e intraprendere la carriera dello spettacolo e del canto. Il suo unico maestro fu un certo Salvatore Capaldo, il quale curò la sua educazione musicale, dalle lezioni di canto allo studio della musica.  Il 23 ottobre del 1921, con una raccomandazione del suo precettore ad un impresario d’un piccolo teatro napoletano (Teatro Centrale), fece il suo primo debutto teatrale. Nel 1929, a soli 22 anni, entrò a far parte della compagnia “Cafiero-Fumo”, dove venne a contatto con l’arte della “Sceneggiata. Ma il suo grande successo arrivò soltanto quando si avvicinò al varietà e alla rivista, mettendo in scena le tipiche canzonette ironiche e burlesche napoletane, ovvero le “macchiette” (delle quali fu il massimo interprete). I suoi fornitori prolifici furono soprattutto Pisano e Cioffi, i quali scrissero e musicarono per lui personaggi che segnarono decisamente la sua carriera, tra i quali il celeberrimo “Ciccio Formaggio”. Nonostante avesse già debuttato sul grande schermo nel 1922 con “Vedi Napoli e poi muori” per la regia di Eugenio Perego, la sua lunga e voluminosa carriera cinematografica iniziò nel 1938 con il film “Nonna Felicita” di Mario Mattoli. In questo immenso percorso ebbe modo di attestare la sua invincibile vis comica e di dimostrare anche un suo aspetto poco conosciuto, ovvero quello drammatico e malinconico (in certi aspetti quasi clownesco), come fu in grado di personificare lo sfortunato ladro Vincenzo De Pretore, tratto dall’omonima commedia di Eduardo De Filippo, nel film “Un ladro in paradiso” (1952) di Domenico Paolella. Nota fu la sua collaborazione con l’amico e collega Totò, con il quale realizzò ben 6 film, nati a causa d’un tragico incidente che l’attore e commediografo Corrado Taranto (nipote di Nino) racconta nel suo libro biografico e autobiografico “Noi…I Taranto”:

“Grazie ai soldi guadagnati con le partecipazioni televisive, i film e un’ulteriore tournee in America, dove con mio padre (Carlo Taranto) e con Miranda Martino si esibì in uno dei templi dello spettacolo, il Carnegie Hall di New York, Nino decise di acquistare un teatro tutto suo, investendo gran parte di quei soldi. Fu così che nei primi anni ’60 comprò il teatro Politeama a Napoli. I tempi per l’inaugurazione erano strettissimi e bisognava fare tante cose…l’assicurazione sul teatro in effetti poteva pure aspettare. Il teatro era pronto, per il debutto Taranto ospitò una grande soubrette, non volle badare a spese. Nell’ambiente si diceva che quella soubrette portasse male…Nino non volle stare a sentire le chiacchiere. Il debutto si fece, il teatro era bellissimo e fu una serata magica. La notte, però, a causa di un corto circuito, il teatro andò a fuoco e fu completamente distrutto. Taranto da un giorno all’altro, per aver rinviato l’assicurazione, si ritrovò sul lastrico. E’ a questo punto della storia che entra in scena un personaggio importante nella vita dei Taranto, un suo amico, più che un semplice collega…il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Totò, appena seppe della sciagura che si era abbattuta su Taranto, volle aiutarlo. Fece scritturare Nino per sei film”.

Ma il vero e grande amore di Taranto fu solo il teatro, in particolar modo quello di prosa. Nel 1955 formò una propria compagnia teatrale, con la quale debuttò al Teatro Alfieri di Torino e per l’ennesima volta ebbe l’opportunità di mettere in scena le proprie doti attoriali, dando corpo e voce a memorabili personaggi. Il suo autore, punto di riferimento, fu Raffaele Viviani e grazie al suo interesse, fece riscoprire e rivalutare il repertorio dell’autore partenopeo (dimenticato dalla critica e dal pubblico).  Proprio con Viviani, decise di concludere la sua carriera, portando in scena per la seconda volta “’A morte di Carnevale” al Teatro Sannazaro di Napoli, con l’amica e collega Luisa Conte e l’eccezionale fratello Carlo Taranto (commedia che diventò memorabile soprattutto per la sua interpretazione superba, quasi conseguita con il metodo Stanislavskij). Nino Taranto morì a Napoli all’età di 78 anni dopo una lunga malattia.

Domenico Livigni

 

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