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15 agosto 2018

Annachiara De Maio: Una Adulta presa di coscienza. Boris Mikhailov al MADRE


Entrare nel museo Madre di Napoli, da venerdì 13 novembre, ha un valore aggiunto, un significato ulteriore, significa dare inizio ad un cammino, una crescita, che parte dall’ingenuità dell’infanzia grazie alle installazioni di Daniel Buren Come un gioco di bambini tra le pareti di ingresso e la sala al primo piano, arrivando alla piena coscienza dell’età adulta con la quale ci scontriamo all’ultimo piano, presentata con spietata realtà da Io non sono io (I am Not I) di Boris Mikhailov, mostra curata da Andrea Viliani e Eugenio Viola, e organizzata dal MADRE in collaborazione con Incontri Internazionali d’Arte e il Polo museale della Campania /Villa Pignatelli Casa della Fotografia.

Ma chi è Boris Mikhalov? L’artista, di nazionalità ucraina, è uno tra più autorevoli fotografi contemporanei e questa, insieme alla retrospettiva a lui dedicata da Camera-Centro Italiano per la Fotografia di Torino, è la prima mostra in un’istituzione pubblica italiana.

La mostra presenta oltre alla serie I am not I (1992) che ne dà il titolo anche altre selezioni tra cui Yestarday Sandwich (1972-75) Salt Lake (1986) By the Ground (1991) Football (2000) e The Wedding (2006).

Da più di 40 anni la ricerca artistica del fotografo ucraino si concentra nell’ esplorazione della posizione dell’individuo all’interno dei meccanismi storici dell’ideologia pubblica, affrontando tematiche come l’Ucraina sotto il regime sovietico, le condizioni di vita in post-comunista dell’Europa orientale, e gli ideali caduti dell’Unione Sovietica.

Anche se profondamente radicata in un contesto storico, l’opera di Mikhailov incorpora anche narrazioni profondamente coinvolgenti e personali di umorismo, lussuria, la vulnerabilità, l’invecchiamento e la morte.

L’effetto suscitato dalle sue fotografie è di forte impatto, sono immagini dal contenuto visivo molto forte, tanto da essere state definite come testimonianza della ‘bellezza del terribile’ . È ritratta con spietata realtà il degrado che ha investito l’Ucraina sotto regime sovietico e anche post regime.

Il corpo nudo, proposto senza censura e idealizzazione e utilizzato spesso come soggetto, diventa veicolo di ribellione al sistema ma anche prima fonte di ispirazione.

La mostra si concentra maggiormente sul tema del ritratto e dell’autoritratto, si concentra cioè sul lato più intimo e autobiografico della ricerca di Mikhailov, dove si incontrano costanti rimandi da parte dell’artista verso l’arte europea del passato, da quella barocca con la sua attenzione ai ‘vinti’ alla ricerca fotografica ottocentesca. Accostamenti sapientemente sottolineati dagli stessi curatori della mostra che ci presentano nell’ultima sala due opere di Jusepe de Ribera interposti ad alcuni trittici e fotografie di Mikhalovic.

Ne usciamo, dai muri del museo, fortemente scossi, avendone colto la profondità ritratta in quegli scatti.

Alle prime emozioni forti, di impatto cruento, causate da un’estetica non conforme ai canoni di bellezza comuni, ne segue una piena presa di coscienza, una critica sociale, accompagnata da sentimenti di stranito divertimento. Un sguardo, quello di Mikhailov, che ci restituisce una contemporaneità fatta di emozioni collettive, sogni e disincanti di un’intera generazione.

Annachiara De Maio

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